…e non ricordo più il tuo viso…

…sono passati più anni di quanti io ne abbia passati insieme a te.
…è tutto passato…
dieci anni.
oggi.
no, non oggi, non me lo ricordo…
….ma so che è successo questo mese.
dieci anni fa, volando, decidendo che dovevi farlo da solo, in eterno.

PerSempreComodamente come dicevo sempre io, schioccando la lingua compiacendomi del suono di queste parole senza denti, con il sonno che camminava al buio e che ti cercava.
ti ho cercato spesso.
ma per semprecomodamente, perso in un dondoladondola, non avevi tempo per me, e comunque non avresti potuto più raggiungermi.
così mi perdo da sola, quando ti perdi da sola è diverso.
parli da solo,  ti rispondi da solo, hai meno risposte di quel che credi.
questo tu lo sai.
ti sei perso.
hai perso.
hai perso i miei anni, hai perso i tuoi.
ne avevi tanti.
non infiniti, ma tanti.

Nella mia mente bambina, il mio principe gigante con gli occhi delle favole.
tremendamente bugiardo con i suoi bambini, troppo permissivo con se stesso.
ti ho perso nella tredicesima ora, perso in un labirinto del tempo, e deliro adesso scrivendo, fingendo che non sia mai accaduto.
ho sempre desiderato di poter scambiare i sogni con i ricordi.

…e non potrò mai dirti, addio Aurelio.♥

daddygirl

Quasi subito

Sapevo bene che quando mi avrebbero trovato, avrei avuto la faccia viola, la bocca spalancata e gli occhi schizzati fuori dalle orbite.
Impiccandomi però, avrei perso conoscenza e in men che non si dica, placato quella sensazione-chenonsaidirmicosè – causata dal vuoto -chenonsaicosasia-.
Si muore per asfissia quasisubito.
Così come la mia testa avrebbe riempito il cappio, la mia morte avrebbe colmato il vuoto della vita che non vivevo.
Paradossale, eppure così rasserenante.
Il mio male radicato dentro era il nulla.

Ora non restava che pianificare.
L’architrave dell’ingresso avrebbe fatto al caso mio, solo che non avevo abbastanza corda…
… così uscii di casa, camminai fissando quelle scarpe lucide e mi chiesi perché mi fossi premurato tanto per pulirle visto che non mi sarebbero servite più ad un cazzo!
Soffrii molto, sentii che mi mancava il respiro, ma era solo una sensazione.
Magari, Cristo! Magari fosse vero!
Cercai un posto dove comprare la corda per farla finita con questo niente, ma era tardi, non trovai nessuno che si rendesse complice della mia volontà se non me stesso.
me stesso e…
… e…
gli alberi!
Passai per il parco.
Era vuoto e desolato come il mio corpo: cuore, reni, fegato…
… accozzaglia di inanimati esseri che lottavano contro di me e contro una buona e giusta fine.
I giardinieri disordinati sono una fortuna, davvero.
Fu semplice per me trovare la scala e la corda che mi avvicinarono sempre più alla tanto agognata morte.
Peccato che quel quasisubito non sia stato proprio subito, ed ebbi il tempo di pensare che forse non era proprio il nulla.
Ma Pazienza.
Ora c’è silenzio, placata l’agonia.
O forse è solo soffocata dal cigolio del mio corpo che dondoladondola appeso dalla mia voglia di essere libero?

Occorrente:
1 giardiniere disordinato
1 albero
1 corda
1 dose massiccia di inquietudine

Pubblicato da   ♦ Me ♦ su  Daily Suicides