Il rifugio degli occhi

I venti che giocano nei gironi dell'inferno e che sollevano le vesti dei santi
non sanno quanti vetri rotti ho pianto,
e mi scompigliano i capelli distraendomi anche se dell'insostenibile tirannia della ragione non sanno.

mi sento un pallottoliere che segna.
che segna gli appuntamenti mancati, i desideri incompiuti, le speranze esaurite.
e così siamo a 1000.
1000 appuntamenti mancati.
non posso far alto che trovare un rifugio per gli occhi.
pienamente consapevole del fatto che non sarei dovuta essere qui.
cercando di capire come fa il mare a schiantarsi sugli scogli senza farsi male.
Dolore o non dolore lui inarrestabile si schianta, 
smussando gli scogli
aguzzi e aguzzando quelli smussati.
eh, se potessi cambiare anch'io le cose!

con la seria segretezza di chi non vuole cantare
la tua stimata collega,

Miss delusione.

Sposa Perfetta

se qualcuno ha qualcosa da dire, non lo faccia ora e taccia per sempre.
soffocate l'impellente esigenza di liberare il cervello, occultate tutto nel profondo.
Se parlate, salterà fuori il pensiero e allora ci saranno colpe da espiare.
Lasciate che l'idea marcisca.
che puzzi, come infondate calunnie, forse qualcuno allora ne sentirà il tanfo,
e se ne accorgerà.
La verità -e anche qualcos'altro- viene sempre a galla.
(probabilmente)

se la sofferenza potesse parlare…! quante cose direbbe?
ci direbbe di ogni piccolo male, o non se ne curerebbe a vantaggio del male maggiore?
oppure lagnosa e cantilenante amplificherebbe ogni minimo cruccio tramutandolo in un immenso calvario?
la tua sofferenza com'è?
prioritarià o vittimista?
somatizza?
somatizza, si.
le lacrime, le lacrime che ruolo hanno?
il Pianto emozionale:
il pianto per ricatto, il pianto disperato, il pianto soffocato, il pianto liberatorio, il pianto antico…
…anche noi abbiamo perso dalla nostra pianta l'estremo e unico fiore?
splendente è l'asfalto su cui cammino, impellente la mia esigenza di parlare.
E soffoco, mi manca l'aria!
ma preferisco soffocare, ho sempre odiato dover sprecare il tempo.
senza aver mai scelto prima come reagire veramente, libera di rimanere in silenzio.
Lasciando che tutto marcisca.
  Non ne voglio proprio sapere, tu sai qual'è la verità, tu pagherai le conseguenze delle tue immani cazzate.
così, una dietro l'altra, le vedrai per quello che sono e te ne vergognerai.
la bellezza di cui ti senti circondata, la delicatezza del tuo animo ben costruita, un bel rivestimento che non è nient'altro che una patina splendente.
laccando il tuo ego, pronunciando parole che non ti appartengono.
ma l'essenza, quella che conta, è un'altra.
è tutto diverso, e tu menti, lo neghi, pervasa dal tuo delirante fascino.

tu donna da sposare.
e il tuo velo sarà la vanità,
al posto dei fiori, stringerai in mano ricatti.
e sul tuo vestito, ricamerai ogni vizio.
 Con la fisima di essere pura, ti proporrai perfetta.

Una bella sposa perfetta
abile nel sindacare sull'operato altrui, abile a nascondere i propri torti.
una sola parola echeggia nell'aria:
Fottiti.

 
…e tutto questo scaturisce dalla paura di rovinare le cose, dal desiderio di evitare che tutto si schianti velocemente, evitanto che si consumi senza aver pregustato prima la mia vendetta.
questo mi chiedevo mentre ieri mi si conficcava sotto l'unghia un pezzo del carrello metallico che ci fa aprire i cassetti. (con una forza pari a quella che si usa quando hai fretta di frugare negli sportelli perchè ti si brucia la cena) e adesso, picchettando sulla tastiera, a  continua memoria, fa male, e mi ricorda che una volta ho provato più male.