BLU

<<l’attimo in cui il respiro si apre e quello che mi fa più paura.
vorrei smettere di respirare, diventare blu, per impedirti di entrare.>>

Penelope ha ripreso a piangere, forse non ha mai smesso.
ha imparato a tacere anche con se stessa.
Del resto il blu è sempre stato il suo colore preferito.
purché non sia quello delle rose.

Nel sogno di questa notte avevo capito tutto.
ripetevo a me stessa che il tempo è passato.
 E quello che non salva la sorte, deve disperdersi.
il disamore è inevitabile.

Ci avevo già fatto i conti una volta, avevo smesso, avevo vinto. 
Ulisse è  diventato nessuno.

 Ma il coniglio, che era di passaggio, ha messo radici e ha  fatto la tana;
     e io posso non sapere tante cose, posso essere esclusa ed astenermi. 
 Una cosa però la so: deve sparire dal mio cuore.
gliel’ho promesso.

Tanta consapevolezza, eppure  sono ancora qui, ad aspettare.
Non cambierà mai,
ma sono così brava a scriverlo nel ghiaccio.
sono così brava a vomitare e dimenticare.


Alcune cose durano per sempre, 
comodamente, come scale a chiocciola che continuano a girare su se stesse,
 e mi gira la testa,
 e divento blu.

e forse è per questo che il blu mi piace così tanto.




Che Morte se ne vada affanculo.

L’orribile processo biologico che noi povere anime mortali chiamiamo Morte ha il compito di strapparci alla Vitaè uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo…

…Alcune volte però ho l’impressione che la Morte tragga piacere dalle sue macabre sue gesta.

C’è un tipo di immortalità, lontana dalla fama:
  quella di chi crea legami indissolubili, dove la morte affranta può solo recidere le vene; e l’unica cosa che avrà ottenuto sarà liberare finalmente tutto quello in cui questo 
amore è mutato.
  
  L’affronto più grande per chi ci condanna a disperderci,( che sia il naturale deperimento degli organismi viventi o l’entità che irrompe per rimescolare la sorte)
 sarà il non lasciarsi ingannare:
tutto ciò che non vedi, esiste.
esiste, comunque.

Ci sono Esseri che fino all’ultimo terranno la mano di chi li ha lasciati;
per poi cominciare di nuovo, in modo diverso, a tenerseli accanto.

La Morte davanti a tutto ciò sarà impotente.
puoi averci tolto il corpo, ma quello che è veramente importante è tutto nostro e non lo avrà mai.

Adius

Babele 2000

<<la verità è che non sei forte abbastanza.>>


Oggi, sedici anni.
Sedici come la Torre.

“Non ho più lacrime, sono troppo magra, ho smesso di giocare e non mangio mai. 
Ma faccio finta che vada tutto bene.
ho fatto finta per due anni;
è l’anno 2000, e non so ancora cosa vuol dire morire.”

Ho incontrato la morte e non l’ho riconosciuta.
Costruendo la mia torre ho provato a raggiungere chi mi aveva lasciato in cerca di pace.
io che non volevo sapere cosa vuol dire morire , desideravo  disperatamente che tornasse a vivere.

  Così ho smesso di sentire, ho smesso di capire, ho creduto soltanto: ed è stata la fine.
Ho ceduto alla sua menzogna, era gentile e voleva aiutarmi.
  nell’ombra dei pomeriggi di sette stagioni, 
 mi ha chiesto di rinunciare all’amore per amor suo.
  e ho dovuto  rinunciare all’anima, per sfuggire allo scempio.
  e alla voce per scrivere con inchiostro invisibile.

<<rinuncia a te stessa e potrà ritornare.>>

è l’anno 2000 e sto scappando in strada perché ho paura.
non riesco a rinunciare all’amore.
corro così tanto che non ce la faccio più e cado mentre fuori è festa.
non sono forte abbastanza, sono una vigliacca egoista.

è il 6 febbraio dell’anno 2000
e quella che oggi è una ferita aperta, 
rimarrà per sempre una cicatrice.
Ma sul mio Ego c’è uno squarcio peggiore,
qualunque fosse stato il mio sacrificio non avrebbe cambiato nulla.
oggi ho imparato cosa vuol dire irreversibile.

irreversibile ha il sapore della morte.

Mnemosine

<<L’acqua del lete, mi aspetta insieme a Mnemosine.>>

impara,
impara sempre.
poi dimentica,
sennò come potranno ferirti ancora?

sei così crudele da lasciare che i lupi muoiano di fame?

Oggi, nella foresta della mia testa, si sentono voci cantare: vogliono la mia pelle,
vogliono il mio male.

impara.
impara ad accettare.
poi dimentica,
così potrai accettare ancora.

non aggrapparti a ciò che è fragile

Le anime  che si danno alla morte si scontrarono con la sorte, e la sorte gli voltò le spalle.
il giorno in cui fummo sopraffatti da una maggioranza numerica, il giorno in cui niente bastava e tutto quello che avresti perduto non aveva importanza.

oggi è il giorno che non dimentico,
il giorno dei disertori, di quelli che sono andati via dondolando.
ricordo le tue raccomandazioni:
dovevo riequilibrare il mio karma e restituire il cazzotto a mio fratello, dovevo pregare ma ad un Dio qualunque perché  tanto sono tutti uguali, dovevo essere grata, dovevo scrivere perché un giorno-lo sai- sarebbe stato il mio mestiere, dovevo combattere, dovevo essere forte, gridare di più, tollerare di meno, dovevo smetterla di cercare il dolore -e te n’eri accorto solo tu-, dovevo piangere meno spesso, dovevo cercare gli altri…

<<somigliami di meno.>>

non credo di esserci mai riuscita.



diciassette fottuti anni senza di te,
 oggi nel ricordo di una chitarra sorda, di una invisibile e di un orecchino perduto dentro al cesso.

nella vita del cavaliere di spade,
niente era mai stato abbastanza,
nemmeno dire addio.

LOOP


frequenta la scuola del diavolo, impara a distinguere gli incubi dai  bei colori sgargianti.
immobilizza la tua anima e costringila a guardarti.


…e il cavaliere di spade decise la sua mossa.
ad uno ad uno tagliò i cavi.
ma tutto si rivelò più solido del previsto.

 le ore incantate dell’isola felice, 
non sai quando arrivano, 
non sai quando ti verranno negate.

fugga il codardo, inseguendo le ore incantate.

fugga inseguendo l’ora d’oro.
sparisca con le mani nel sacco.
sparisca carico d’amore e pentimento.


Il tempo è il giudice supremo della persistenza dei miei desideri.
 l’ho imparato nel biennio 1998 – 2000, la mia torre peggiore.
per questo, il tempo mi ripagherà, mi aiuterà a dimenticare.
il tempo me lo deve.


sparisca dal mio cuore.

Possa io distruggere all’infinito.

Se abbassi la guardia, Magari vedi qualcuno.

…e la polvere spera di impadronirsi di me; spera di ricoprire ogni centimetro, così da nascondermi al mondo, così da potreggermi per sempre.

restare anche se non si ha alcuna ragione per restare.
vorrei piangere ma cerco di rimanere elegante.
l’eleganza mi salva, l’ipocrisia m’aiuta
non c’è bisogno di spiegarvi perché ho infine desistito;
 le mie ferite sono invisibili,
e del mio incidente non c’è traccia.

alla Papessa o a Penelope non importa dove vada quell’essere.
loro stanno andando nella direzione opposta.
non importa dove, non importa quanta strada faranno e non importa nemmeno con chi dovranno avere a che fare.

purché le divergenze diventino solchi profondi come  gli abissi,
purché il buio inghiotta il caos.

una doppia vita, doppi problemi, un’unica disperazione



E non ci fu più ubicazione per le folli pretese.

Nella piccola stanza piena di libri bianchi
ho passato il tempo ad innamorarmi.




 La Papessa avrebbe voluto possedere ogni cosa, 
avrebbe voluto poterlo stringere con tutto il suo corpo.
Ci ha provato, ed è stato quasi ridicolo.
Ha chiesto di smettere, ha pregato.
Ma concederle una tregua sarebbe stato troppo generoso.
  Sembra che il tempo si ripeta ogni volta.
 Inutile opporsi, inutile recriminare, inutile cercare di salvarsi.
Possa assumersi le sue colpe e pagare.
Non chiede null’altro.

Possa trovare una ragione.
  
Si è rinchiusa, ma ha tenuto con sè l’indispensabile: sembra quasi niente,
 invece è comunque troppo.
  Almeno adesso può dirsi al sicuro.

Prendi quello che ti serve e il resto buttalo via
fugga il codardo inseguendo le ore incantate.

Non è stato il coltello, è stata la lama.

il  quattro di coppe disse: 
“il fiato può mancare anche quando respiri l’aria più pura. “
e il sette di spade rispose: 
” in fondo ognuno tira l’acqua al suo mulino.”

C’è chi dice che ogni cosa che ci succede dipende da noi.
lo dicono quelli che si illudono di avere il controllo.
la colpa può essere un lascito.
E allora bisogna capire chi ha sbagliato, dov’è il punto di rottura, 
da quanto tempo non eravamo nel giusto 
e dov’era l’orlo di quell’abisso.

ognuno possiede una colpa.

   La mia colpa è l’aver accettato le cose,
 l’aver deciso di restare a guardare si è rivelato più doloroso di qualunque battaglia.
 Non riuscirò ad entrare, non riuscirò a capire.
Sono stata trascinata giù da qualcuno, ho trascinato giù qualcun altro.

vivrò al buio e sarò io a diventare buio.
sarò una ladra,
 ma rimarrò fuori dalla porta.

sarò un cane, 
e nessuno mi parlerà perché penserà che tanto io non possa capire.
stavolta Ulisse non è nessuno.
Penelope è esausta o forse è morta, non lo so, non mi interessa. 

Sii il tuo Dio,
io sarò il prezzo che non pagherà mai.

La crudeltà subita dai Fantasmi

Il mondo e lo spirito si divisero inesorabilmente.
quando la partenza fu confermata, le anime si strinsero in un’addio lungo un secolo.
Ma nonostante tutto, un secolo non fu nulla.

Ho sognato che eravamo nella tua casa, la tua casa nuova.
C’erano i fantasmi. 
erano in cucina, in salotto, in bagno e nella camera da letto, erano anche negli armadi a muro e nascosti dietro le tapparelle. Facevano ombra quando passavano davanti ad una fonte di luce e c’era anche un’orchestra fantasma che suonava sul divano. Suonava un Concerto Grosso.
Io sono entrata nella camera che poi sarebbe diventata quella dei tuoi bambini.
  C’era una vecchietta carina, una nonnina con i suoi nipoti ormai grandi; Sua figlia un tempo aveva abitato questa casa con i figli: un maschio e una femmina perfetti. 
 Ci ha raccontato che suo nipote – il maschietto– si era innamorato di una bambina fantasma che abitava la casa.
 Ho pensato subito che  fosse romantico.
Ma lei poi aveva esultato soddisfatta, ci disse che era stato facile fargliela dimenticare.
Era bastato distrarlo.
Poi è cresciuto, e anche se lei non era sparita lui non la ascoltava più.
lei esisteva ancora, cercava disperatamente che lui la guardasse ma questo non succedeva.
Nel frattempo la bambina viveva la sua vita di fantasma,
 amareggiata e sola affrontava i problemi tipici dei fantasmi, 
che se ci togli il fatto che puoi oltrepassare i muri, sono uguali a quelli dei vivi.
Ci sono rimasta male e ho detto subito alla vecchietta quanto tutto questo fosse incredibilmente crudele e triste. 
La vecchietta è rimasta indifferente e io mi sono svegliata con la sensazione di aver subito un’ ingiustizia.

non possiamo uccidere tutto ciò che odiamo,
e non possiamo essere amati da tutto ciò che amiamo.
possiamo vivere e accettare che ci sono cose nel mondo che possono estinguersi
 e altre che possono vivere per sempre.

 tutte le cose hanno un senso.

 tutte le cose hanno un peso.

e noi diventiamo fantasmi soli, di cui non frega un cazzo a nessuno.