non aggrapparti a ciò che è fragile

Le anime  che si danno alla morte si scontrarono con la sorte, e la sorte gli voltò le spalle.
il giorno in cui fummo sopraffatti da una maggioranza numerica, il giorno in cui niente bastava e tutto quello che avresti perduto non aveva importanza.

oggi è il giorno che non dimentico,
il giorno dei disertori, di quelli che sono andati via dondolando.
ricordo le tue raccomandazioni:
dovevo riequilibrare il mio karma e restituire il cazzotto a mio fratello, dovevo pregare ma ad un Dio qualunque perché  tanto sono tutti uguali, dovevo essere grata, dovevo scrivere perché un giorno-lo sai- sarebbe stato il mio mestiere, dovevo combattere, dovevo essere forte, gridare di più, tollerare di meno, dovevo smetterla di cercare il dolore -e te n’eri accorto solo tu-, dovevo piangere meno spesso, dovevo cercare gli altri…

<<somigliami di meno.>>

non credo di esserci mai riuscita.



diciassette fottuti anni senza di te,
 oggi nel ricordo di una chitarra sorda, di una invisibile e di un orecchino perduto dentro al cesso.

nella vita del cavaliere di spade,
niente era mai stato abbastanza,
nemmeno dire addio.

E non ci fu più ubicazione per le folli pretese.

Nella piccola stanza piena di libri bianchi
ho passato il tempo ad innamorarmi.




 La Papessa avrebbe voluto possedere ogni cosa, 
avrebbe voluto poterlo stringere con tutto il suo corpo.
Ci ha provato, ed è stato quasi ridicolo.
Ha chiesto di smettere, ha pregato.
Ma concederle una tregua sarebbe stato troppo generoso.
  Sembra che il tempo si ripeta ogni volta.
 Inutile opporsi, inutile recriminare, inutile cercare di salvarsi.
Possa assumersi le sue colpe e pagare.
Non chiede null’altro.

Possa trovare una ragione.
  
Si è rinchiusa, ma ha tenuto con sè l’indispensabile: sembra quasi niente,
 invece è comunque troppo.
  Almeno adesso può dirsi al sicuro.

Prendi quello che ti serve e il resto buttalo via
fugga il codardo inseguendo le ore incantate.

Smembrare.


che cosa fanno le cose quando non ci siamo?

le cose quando non ci siamo si vestono di polvere e giocano a rimanere immobili.


pensavo alle Tue cose, quelle cose che adesso sono sparse per la città. 
Non le abbiamo vendute, le abbiamo regalate perché tanto a te non sarebbero più servite. 
Mi sono anche chiesta in quanti anni/mesi/giorni/ore/secondi  sia stato possibile riuscire a frammentare i resti della tua esistenza, non sono riuscita a fare un calcolo preciso ma sono sicura che sia successo tutto troppo in fretta.

Io con le tue cose avrei voluto fare un santuario, invece c’è Chi ha pensato che fosse meglio regalare un pezzo di te ad ognuno di quelli che ti volevano bene. 
E forse ha ragione Lei, ti conosceva meglio di me del resto.


Sei stato smembrato pezzo per pezzo. 
Difficile dirti se hanno finito prima i vermi con il Tuo corpo o se abbiamo fatto prima noi con le Tue Cose.



Gli oggetti ci rappresentano perché li usiamo, 
è il modo in cui li usiamo che ci rappresenta. 
forma e colore  sono spesso irrilevanti.
E quando non restano che quelle cose,  
agli Altri non resta che custodirle gelosamente 
a prescindere dal loro valore.

I Proci

rose, tulipani e gigli.
penelope non voleva sentirne nemmeno il profumo.

il posto è suo -per ora- e voi non potete farci nulla.
sono desolata, ma non ho via di scampo.

queste fanciulle opprimenti,
non lo sanno che rimarranno da sole? 

..e Penelope in mezzo al mondo,
accerchiata da eserciti, cantanti, proci e giullari ma comunque inesorabilmente sola.
fila e disfa la tela, nel vano tentativo di allenarsi a dimenticare.
cancella e riaggiunge, riaggiunge e cancella, tirando un filo per volta per eliminare i ricordi.
Ad uno ad uno, minuto per minuto.
finché tutto sarà sgualcito.
finché il telaio marcio crollerà facendole volare in faccia le sue schegge sottili.

questa Penelope miei cari, non aspetta più Ulisse, ma la fine di un delirio.

Niente Sotto Controllo

…e gli occhi lo sanno di cosa parlo.
gli occhi che possono solo osservare.
Che cercano disperatamente di comunicare con braccia e gambe per farle passare all'azione,
ma che possono solo serrare le palpebre per
non vedere.

il controllo di un cazzo di niente.
vedere per credere, selezionare per leggere.

e tanto adesso chi ti raggiunge più.