Ci ho provato a desistere, davvero.

quando per raggiungere qualcuno, non basta mettersi in punta di piedi.
sono le scale che dobbiamo salire.
 salire, salire e salire.

era da tanto che non ricordavo uno dei miei sogni.
la notte scorsa ti ho sognato.
non era esattamente un incubo, ma una volta sveglia non ero per niente felice.
poi il buon umore è arrivato, una bella notizia, ma niente che ti riguardasse.

ed è da un po'  che le logiche incerte sono la mia vita.
ma io ho da fare e non ci penso.
ed è quando tutto tace, che si sentono i rumori peggiori.
ma io ho tanto da dire e non li ascolto.
ed è quando le cose non vanno come vorremmo che diciamo basta.
 
ma le cose non si fermano, no.
loro continuano, senza che noi possiamo farci nulla.

e anche se non ti voglio sognare, ti sogno.

a volte è come se ti conoscessi solo in un sogno.
non perché è tutto bellissimo e perfetto, ma perché la tua presenza è così incostante che non
so  se non esisti o se sei vero.

Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese

…E vorrei, in una notte che non accadrà mai, passare dal solco che unisce la terra con il mare.

quel solco invisibile che da sempre collega il cervello con il cuore.

 

Come sempre,spintonata dalla folla.

Immaginando distese di prati armati, con fiori soldati

a combattere con il vento.

i fiori non hanno nipoti.

 

ma io non sono un fiore,

e mi immaginavo già vecchia, perchè qui sempre di immaginazione si parla,

yeah.

pensavo a me, che mi conto le rughe, che rimpiango gli anni passati e che sto' con un uomo più giovane.

e già tremo.

mi domando se prenderò marito-in verità, se qualcuno mi prenderà mai-

dando per scontato che arriverò alla vecchiaia unicamente perchè sono prudente e da domani mi rinchiuderò in una camera iperbarica per il resto della mia stagionatura, così per essere sicura di assistere alla messa in scena della mia predizione.

e adesso mi vedo, mi vedo con le mie 1000 creme antirughe e i miei rituali serali di bellezza.

chissà quante scarpe avrò da vecchia.

sarò lì ad imbellettarmi così come quando avevo 20 anni, con la sensazione di aver già vissuto questo momento, mentre in realtà era solo la mia immaginazione.

mi conosco bene io, so come spaventarmi.

 

 

non riesco a sentirmi.

sarà il blog, che non è più mio.

 

(mi scuso con la creatrice del layout attuale, ne approfitto per ringraziarla e rimpiango il mio vecchio template unicamente perchè sono una sporca abitudinaria. sissì lo so, ho rotto.)

Sposa Perfetta

se qualcuno ha qualcosa da dire, non lo faccia ora e taccia per sempre.
soffocate l'impellente esigenza di liberare il cervello, occultate tutto nel profondo.
Se parlate, salterà fuori il pensiero e allora ci saranno colpe da espiare.
Lasciate che l'idea marcisca.
che puzzi, come infondate calunnie, forse qualcuno allora ne sentirà il tanfo,
e se ne accorgerà.
La verità -e anche qualcos'altro- viene sempre a galla.
(probabilmente)

se la sofferenza potesse parlare…! quante cose direbbe?
ci direbbe di ogni piccolo male, o non se ne curerebbe a vantaggio del male maggiore?
oppure lagnosa e cantilenante amplificherebbe ogni minimo cruccio tramutandolo in un immenso calvario?
la tua sofferenza com'è?
prioritarià o vittimista?
somatizza?
somatizza, si.
le lacrime, le lacrime che ruolo hanno?
il Pianto emozionale:
il pianto per ricatto, il pianto disperato, il pianto soffocato, il pianto liberatorio, il pianto antico…
…anche noi abbiamo perso dalla nostra pianta l'estremo e unico fiore?
splendente è l'asfalto su cui cammino, impellente la mia esigenza di parlare.
E soffoco, mi manca l'aria!
ma preferisco soffocare, ho sempre odiato dover sprecare il tempo.
senza aver mai scelto prima come reagire veramente, libera di rimanere in silenzio.
Lasciando che tutto marcisca.
  Non ne voglio proprio sapere, tu sai qual'è la verità, tu pagherai le conseguenze delle tue immani cazzate.
così, una dietro l'altra, le vedrai per quello che sono e te ne vergognerai.
la bellezza di cui ti senti circondata, la delicatezza del tuo animo ben costruita, un bel rivestimento che non è nient'altro che una patina splendente.
laccando il tuo ego, pronunciando parole che non ti appartengono.
ma l'essenza, quella che conta, è un'altra.
è tutto diverso, e tu menti, lo neghi, pervasa dal tuo delirante fascino.

tu donna da sposare.
e il tuo velo sarà la vanità,
al posto dei fiori, stringerai in mano ricatti.
e sul tuo vestito, ricamerai ogni vizio.
 Con la fisima di essere pura, ti proporrai perfetta.

Una bella sposa perfetta
abile nel sindacare sull'operato altrui, abile a nascondere i propri torti.
una sola parola echeggia nell'aria:
Fottiti.

 
…e tutto questo scaturisce dalla paura di rovinare le cose, dal desiderio di evitare che tutto si schianti velocemente, evitanto che si consumi senza aver pregustato prima la mia vendetta.
questo mi chiedevo mentre ieri mi si conficcava sotto l'unghia un pezzo del carrello metallico che ci fa aprire i cassetti. (con una forza pari a quella che si usa quando hai fretta di frugare negli sportelli perchè ti si brucia la cena) e adesso, picchettando sulla tastiera, a  continua memoria, fa male, e mi ricorda che una volta ho provato più male.

Il contrario di solitudine

 

Oggi vorrei che fosse il giorno dei contrari.

Mi sono gettata in mare come era giusto che fosse. Almeno, così pensavo all’inizio. L’acqua non l’ho nemmeno toccata, a dir il vero.
Dopo i primi metri di caduta tutto è diventato nero. Poi i ricordi mi hanno assalita. Anche quelli non miei,
ma se davvero sono la luna, non ha senso che mi affoghi nel mare. Baciare il cielo ha molto più senso.
 
è un periodo strano, devo cambiare così tante cose, che sono sono sicura che alla fine mi chiederò: <&lt;ma sono davvero io??>&gt;
la mia vita prende una strana piega, si arricciano i capelli, si gonfiano le labbra, mi annodo i pensieri al dito.
 E improvvisamente, non vivo più qui, e qui sono solo di passaggio, e là dove devo abitare non voglio starci. E incostantemente, mi ami ancora.
Maestra del mio turbamento.
io, che sono il giorno che ingoia la notte e la notte che vomita il giorno.
così mi sorprendo a danzare sommessamente insieme alle mie paranoie, di nascosto.
io, la migliore illusionista di me stessa.
così mi sorprendo ad innalzare barriere inespugnabili, persino per Te.
io, che amo quando il telefono squilla e sul display compare "Lo Stronzo".
tante volte ti ho cambiato vestito, scritta lampeggiante nella mia rubrica telefonica virtuale.
gesto liberatorio, che mi fa credere di averti anche solo un po’.
…la verità è che mi volevi subito lì da te.
ho fatto tardi, perdonami!

…chi vivrà vedrà, forse non tutto è perduto.

e anche oggi qui, ho riversato la mia malinconia.