La crudeltà subita dai Fantasmi

Il mondo e lo spirito si divisero inesorabilmente.
quando la partenza fu confermata, le anime si strinsero in un’addio lungo un secolo.
Ma nonostante tutto, un secolo non fu nulla.

Ho sognato che eravamo nella tua casa, la tua casa nuova.
C’erano i fantasmi. 
erano in cucina, in salotto, in bagno e nella camera da letto, erano anche negli armadi a muro e nascosti dietro le tapparelle. Facevano ombra quando passavano davanti ad una fonte di luce e c’era anche un’orchestra fantasma che suonava sul divano. Suonava un Concerto Grosso.
Io sono entrata nella camera che poi sarebbe diventata quella dei tuoi bambini.
  C’era una vecchietta carina, una nonnina con i suoi nipoti ormai grandi; Sua figlia un tempo aveva abitato questa casa con i figli: un maschio e una femmina perfetti. 
 Ci ha raccontato che suo nipote – il maschietto– si era innamorato di una bambina fantasma che abitava la casa.
 Ho pensato subito che  fosse romantico.
Ma lei poi aveva esultato soddisfatta, ci disse che era stato facile fargliela dimenticare.
Era bastato distrarlo.
Poi è cresciuto, e anche se lei non era sparita lui non la ascoltava più.
lei esisteva ancora, cercava disperatamente che lui la guardasse ma questo non succedeva.
Nel frattempo la bambina viveva la sua vita di fantasma,
 amareggiata e sola affrontava i problemi tipici dei fantasmi, 
che se ci togli il fatto che puoi oltrepassare i muri, sono uguali a quelli dei vivi.
Ci sono rimasta male e ho detto subito alla vecchietta quanto tutto questo fosse incredibilmente crudele e triste. 
La vecchietta è rimasta indifferente e io mi sono svegliata con la sensazione di aver subito un’ ingiustizia.

non possiamo uccidere tutto ciò che odiamo,
e non possiamo essere amati da tutto ciò che amiamo.
possiamo vivere e accettare che ci sono cose nel mondo che possono estinguersi
 e altre che possono vivere per sempre.

 tutte le cose hanno un senso.

 tutte le cose hanno un peso.

e noi diventiamo fantasmi soli, di cui non frega un cazzo a nessuno.


l’eleganza nel dolore

Forse Penelope non è riuscita ad arrivare, 
forse il tempo le ha fatto credere che fosse dalla sua parte,
 e adesso la festa è finita e nessuno si è accorto che lei non c’era.
 è lì in mezzo alla sala vuota, non c’è nemmeno il vento.
Non c’è niente, non c’è nessuno.
Non c’è silenzio, non c’è voce.


Sono una regina triste.

sono triste e vorrei essere elegante.

Elegante come una regina di spade,
 soffrire con grazia, con la schiena dritta e le lacrime dipinte sul volto.
La disperazione è rapida e violenta, rischierebbe di mettere a soqquadro ciò che resta del mio santuario del tempo.
è per questo che sono solo triste.

La tristezza è un dono.

ha la capacità di rallentare il tempo, di risvegliare la parola “inamovibile”
lei non si muove e blocca ogni cosa.
è in grado di mantenere le cose intatte.

Quando sono triste sento che il tempo non scorre.
Quando sono triste mi fermo.
 Forse mi fermo per vedere se posso tornare indietro;
Lei non rende vano il mio dolore , rispetta i miei rimpianti, 
ferma tutto per lunghi attimi per non far andare il mondo troppo avanti senza di me.

riprendo fiato.



la tristezza è un dono , e nessuno si accorge di quanto è preziosa.

Nichilismo et Speranza

...è crollato tutto, non c’è più un posto sicuro.
 Né un posto da dove partire né un posto dove tornare.
non è rimasto niente.

ci sono solo io, quasi indenne.
e lentamente si sa, i detriti verranno spostati dal vento;
qualcosa ricomincia, ma non è detto che sia meglio.
 C’era un tempo in cui avrei potuto dire di esser sicura, 
invece adesso non vi è una sola certezza che possa consolarmi, un monito, uno spiraglio.

dove c’era pace, ora c’è una profonda ferita lacero contusa.

Il senso di abbandono si fa spazio e non mi lascia respirare.
un’altra volta.
come sempre.
nuovamente.

convincimi tu che andrà bene.
va tutto bene.
tutto.
se è questo quello che devo sopportare, sopporterò.

alla fine hai vissuto cose ben peggiori, no?

è per questo credevo di aver finito e invece le mie speranze saranno 
ancora una volta irrimediabilmente vane.
Vane come tutte le cose irreversibili.

 E la parola irreversibile ha il sapore della Morte.

ma la Morte, in fondo, è solo qualcosa che muta forma.
in fondo Morte vuol dire nuova  forma (di Vita).

 Ma che senso ha un’ altra vita?
la mia vita è ora è qui!
non ce ne sono altre perché non me lo ricorderò.
non sarò Io mai più.

Scrivere di peccati e non di tragedie.

Non ti vuole.
Non ti vuole.
Non ti vuole.
Non ti vuole.
Non ti vuole.
Non mi vuole.

Fine,
      Punto,
               Basta.

Resistere ancora sarà la tua rovina,
e tu devi vivere per altre cose. 
Non sei fatta per quello,
accettalo e vivrai meglio.

Sarai felice, te lo prometto.

Felice come possono esserlo quelli come te, ovvio.
quelli maledetti fin dalla nascita.

evita i sacrifici inutili, evita i rimpianti o peggiorerai la situazione.


si, può andare anche peggio di così.

non ci credi?

provare per credere, continua così e lo vedrai.



senza speranza alcuna, un martirio ad oltranza si consuma.

Smembrare.


che cosa fanno le cose quando non ci siamo?

le cose quando non ci siamo si vestono di polvere e giocano a rimanere immobili.


pensavo alle Tue cose, quelle cose che adesso sono sparse per la città. 
Non le abbiamo vendute, le abbiamo regalate perché tanto a te non sarebbero più servite. 
Mi sono anche chiesta in quanti anni/mesi/giorni/ore/secondi  sia stato possibile riuscire a frammentare i resti della tua esistenza, non sono riuscita a fare un calcolo preciso ma sono sicura che sia successo tutto troppo in fretta.

Io con le tue cose avrei voluto fare un santuario, invece c’è Chi ha pensato che fosse meglio regalare un pezzo di te ad ognuno di quelli che ti volevano bene. 
E forse ha ragione Lei, ti conosceva meglio di me del resto.


Sei stato smembrato pezzo per pezzo. 
Difficile dirti se hanno finito prima i vermi con il Tuo corpo o se abbiamo fatto prima noi con le Tue Cose.



Gli oggetti ci rappresentano perché li usiamo, 
è il modo in cui li usiamo che ci rappresenta. 
forma e colore  sono spesso irrilevanti.
E quando non restano che quelle cose,  
agli Altri non resta che custodirle gelosamente 
a prescindere dal loro valore.

seicentocinquanta muscoli per ingannare.

Ed ecco che la Solitudine s’è fatta grande e te la ritrovi ai piedi del letto la Domenica mattina;
vuole che la porti con te al parco e al supermercato,
e poi  Lunedì a lavoro.

ti ha chiesto di stare da sola con lei anche in mezzo a mille persone che ti sorridono, di portarla con te in vacanza, a casa della nonna e dal parrucchiere. 

E tu le hai sciolto il guinzaglio,
te lo sei messa al suo posto e ti va anche bene.
adesso è lei che ti trascina, che decide con chi devi stare.
”stare” perché tanto lei ti si piazza davanti e fa muro per isolarti dagli altri.
la ringrazi per tutte le premure, e nel tempo libero le chiedi di insegnarti ad indossare le facce migliori per rendere invisibile questo muro a chi ti vuole bene.
 E così ammaestri quei venti muscoli che ti servono per sorridere e loro si muovono a comando anche senza motivo…
 … sempre senza motivo.

e adesso ce l’avete fatta complimenti!
tu e la solitudine avete preso tutti per i culo.
Siete riuscite ad ergere il tuo muro del pianto; con tante lacrime sommesse, seicentocinquanta muscoli facciali e la scusa degli occhi lucidi per l’allergia.


non prendete alla leggera la decisione di ergere il vostro muro del pianto,
è molta la malta da impastare per opere monumentali come questa.