Accatastati Uno ad Uno

I dolori si accatastano uno ad uno.
Come nel gioco della torre Jenga
Sono strettamente legati l’uno all’altro anche se non centrano nulla, anche se non hanno la stessa provenienza e sono di intensità diversa.
Sono dolori grandi,
 uno sostiene l’altro, e l’altro ne sostiene altri ancora.
Io ho costruito una bella torre, non è molto alta, ma è solida.
Quando è il momento di giocare, il gioco prevede che tu pian piano tolga un blocco per volta, lentamente per non farla crollare.
Se crolla perdi.
Apparentemente, mentre nel gioco far cadere tutti i blocchi di legno sarà una perdita, far crollare una torre di dolore ci sembrerà una liberazione, un avvenimento positivo.
Ma a furia di vivere nel dolore, quando cominci ad eliminare alcuni blocchi e la torre va in pezzi, hai perso comunque.
Perché non è rimasto più niente.

Solo queste parole e Nina che ci disegna sopra.

Cuori d'inchiostro

autocoscienza

Cosa dareste per riuscire ad ottenere quello che più desirate al mondo? 

 il dito, la mano
il braccio?

quando ci penso sorrido ritirando un poco la mano come a volermi proteggere da me stessa e da quanto sarei disposta a sacrificare.

 tutti abbiamo un limite, ma io il mio non lo conosco.


quello che un tempo era un sentimento grande adesso non è niente.
Penelope non lo sapeva e continuava ad aspettare…

I Ciechi

c'era una volta una donna bellissima.
così bella, che riusciva ad incarnare tutti gli ideali di bellezza degli umani.
unica e sola, la vera bellezza.
infinita, immensa.
bella, bella, bella, bella, bella!
peccato che fosse una stronza.
peccato che fosse senz'anima.

Era tanto bella, ma insostenibile era la sua persona.
un pessimo carattere, una pessima attitudine, un orribile modo di pensare.
a conoscerla, era ripugnante.
eppure in un mondo popolato dalla peggior specie di ciechi, quelli che non vogliono vedere oltre la buccia, quelli che hanno paura di assaggiare, i pigri, i sostenitori dell'abito che tutto rappresenta, quelli che si coprono gli occhi al primo sguardo e che si accontentano della prima occhiata,  lei era la regina.

Così amata ed invidiata
che anche le rose, che si sa, vogliono sembrare più belle di quanto non siano in realtà,
volevano essere come lei.
Così si fecero crescere le spine.

fine

Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese

…E vorrei, in una notte che non accadrà mai, passare dal solco che unisce la terra con il mare.

quel solco invisibile che da sempre collega il cervello con il cuore.

 

Come sempre,spintonata dalla folla.

Immaginando distese di prati armati, con fiori soldati

a combattere con il vento.

i fiori non hanno nipoti.

 

ma io non sono un fiore,

e mi immaginavo già vecchia, perchè qui sempre di immaginazione si parla,

yeah.

pensavo a me, che mi conto le rughe, che rimpiango gli anni passati e che sto' con un uomo più giovane.

e già tremo.

mi domando se prenderò marito-in verità, se qualcuno mi prenderà mai-

dando per scontato che arriverò alla vecchiaia unicamente perchè sono prudente e da domani mi rinchiuderò in una camera iperbarica per il resto della mia stagionatura, così per essere sicura di assistere alla messa in scena della mia predizione.

e adesso mi vedo, mi vedo con le mie 1000 creme antirughe e i miei rituali serali di bellezza.

chissà quante scarpe avrò da vecchia.

sarò lì ad imbellettarmi così come quando avevo 20 anni, con la sensazione di aver già vissuto questo momento, mentre in realtà era solo la mia immaginazione.

mi conosco bene io, so come spaventarmi.

 

 

non riesco a sentirmi.

sarà il blog, che non è più mio.

 

(mi scuso con la creatrice del layout attuale, ne approfitto per ringraziarla e rimpiango il mio vecchio template unicamente perchè sono una sporca abitudinaria. sissì lo so, ho rotto.)

Quando voglio bene a Qualcuno

che strano.
mi sono accorta di una cosa, quando voglio bene io realizzo, quando mi affeziono,
quando sento che quella persona ha preso definitivamente posto a sedere,
ne immagino sempre il cuore.

C U O R E
Quella pera capovolta, sempre grande quanto il tuo pugno, rivestista di muscolo, completa di vasi sanguigni  e ventricoli.
Proprio lì-protetta dalla gabbia toracica- palpitante e sanguinante
la vedo pulsare, battere.
e allora so che quella persona è viva, esiste davvero e so che l'Amo.

il tuo l'ho immaginato, stanotte.

Il rifugio degli occhi

I venti che giocano nei gironi dell'inferno e che sollevano le vesti dei santi
non sanno quanti vetri rotti ho pianto,
e mi scompigliano i capelli distraendomi anche se dell'insostenibile tirannia della ragione non sanno.

mi sento un pallottoliere che segna.
che segna gli appuntamenti mancati, i desideri incompiuti, le speranze esaurite.
e così siamo a 1000.
1000 appuntamenti mancati.
non posso far alto che trovare un rifugio per gli occhi.
pienamente consapevole del fatto che non sarei dovuta essere qui.
cercando di capire come fa il mare a schiantarsi sugli scogli senza farsi male.
Dolore o non dolore lui inarrestabile si schianta, 
smussando gli scogli
aguzzi e aguzzando quelli smussati.
eh, se potessi cambiare anch'io le cose!

con la seria segretezza di chi non vuole cantare
la tua stimata collega,

Miss delusione.

Sposa Perfetta

se qualcuno ha qualcosa da dire, non lo faccia ora e taccia per sempre.
soffocate l'impellente esigenza di liberare il cervello, occultate tutto nel profondo.
Se parlate, salterà fuori il pensiero e allora ci saranno colpe da espiare.
Lasciate che l'idea marcisca.
che puzzi, come infondate calunnie, forse qualcuno allora ne sentirà il tanfo,
e se ne accorgerà.
La verità -e anche qualcos'altro- viene sempre a galla.
(probabilmente)

se la sofferenza potesse parlare…! quante cose direbbe?
ci direbbe di ogni piccolo male, o non se ne curerebbe a vantaggio del male maggiore?
oppure lagnosa e cantilenante amplificherebbe ogni minimo cruccio tramutandolo in un immenso calvario?
la tua sofferenza com'è?
prioritarià o vittimista?
somatizza?
somatizza, si.
le lacrime, le lacrime che ruolo hanno?
il Pianto emozionale:
il pianto per ricatto, il pianto disperato, il pianto soffocato, il pianto liberatorio, il pianto antico…
…anche noi abbiamo perso dalla nostra pianta l'estremo e unico fiore?
splendente è l'asfalto su cui cammino, impellente la mia esigenza di parlare.
E soffoco, mi manca l'aria!
ma preferisco soffocare, ho sempre odiato dover sprecare il tempo.
senza aver mai scelto prima come reagire veramente, libera di rimanere in silenzio.
Lasciando che tutto marcisca.
  Non ne voglio proprio sapere, tu sai qual'è la verità, tu pagherai le conseguenze delle tue immani cazzate.
così, una dietro l'altra, le vedrai per quello che sono e te ne vergognerai.
la bellezza di cui ti senti circondata, la delicatezza del tuo animo ben costruita, un bel rivestimento che non è nient'altro che una patina splendente.
laccando il tuo ego, pronunciando parole che non ti appartengono.
ma l'essenza, quella che conta, è un'altra.
è tutto diverso, e tu menti, lo neghi, pervasa dal tuo delirante fascino.

tu donna da sposare.
e il tuo velo sarà la vanità,
al posto dei fiori, stringerai in mano ricatti.
e sul tuo vestito, ricamerai ogni vizio.
 Con la fisima di essere pura, ti proporrai perfetta.

Una bella sposa perfetta
abile nel sindacare sull'operato altrui, abile a nascondere i propri torti.
una sola parola echeggia nell'aria:
Fottiti.

 
…e tutto questo scaturisce dalla paura di rovinare le cose, dal desiderio di evitare che tutto si schianti velocemente, evitanto che si consumi senza aver pregustato prima la mia vendetta.
questo mi chiedevo mentre ieri mi si conficcava sotto l'unghia un pezzo del carrello metallico che ci fa aprire i cassetti. (con una forza pari a quella che si usa quando hai fretta di frugare negli sportelli perchè ti si brucia la cena) e adesso, picchettando sulla tastiera, a  continua memoria, fa male, e mi ricorda che una volta ho provato più male.

Ossa

Assetata d'esistenza, l'esistenza perpetua che inesistente mi promette Ambrosia ma che mi lascia con un pugno di scorfortante ed instabile certezza.
vorrei avere tante anime, tante, tantissime…vestiti d'anima.

Oggi sono rimasta sola, dinuovo.
Ho capito che se voglio rimanere serena, non DEVO stare sola. E non perchè ho bisogno di compagnia, di interagire con gli altri…no, la compagnia mi distrae.
Mi distrae da tutte quelle cose che si aggirano come fantasmi nel cranio.
che bussano alle porte, e con rantoli agonizzanti mi ricordano che io sono quella che pensa sempre al male.
…da chi l'avrò presa poi, quest'ossessione per il male, per il dolore e per la morte?
da te.

…ed ecco presentarsi nuovi quesiti.
nuovi quesiti,
 nuovi drammi.
touchè.
toccato, colpito e affondato.

in simbiosi con il vento, la polvere mi solletica la pelle.
polvere di ossa.
pensavo a cosa volesse dire.
pensavo che nell'immensità di tutto questo fluire,
il defluire delle cose sia i n e v i t a b i l e.
tutto è piccolo.
cresce, diventa grande, muore
e ritorna piccolo, polvere.
…e io vorrei soltanto avere memoria.
Memoria per ricordare tutte le piccole cose che sono state grandi e che ora sono polvere.
vorrei raggiungere battiti, battiti impossibili.
Non riconoscermi nelle mie scarpe.
se fossi in me direi: <&lt;se fossi in me, me ne starei seduta ad osservare il fluire/defluire delle cose.>&gt;
osservandomi da lontano con arroganza direi: <&lt;invece che struggersi potrebbe benissimo star lì a gioire della precaria esistenza, del bellobello finchè dura.
arriva il brutobrutto?
chissène.&gt;&gt;
e invece, mi tormenta la paura di non esistere più.
ma è giusto così.
è naturalmente indispensabile.

…come direbbe Giulia,
Inshallah.

Violenza da sonno

…e ho sognato ardentemente di essere me stessa un po’ di più.

Penso certe volte di essere stupida-solo certe volte, vero?-
mi causo dei problemi da sola che non hanno alcun senso.
stasera,
senza motivo,
senza ragione,
senza alcun atto di volontà da parte mia, il mio orologio biologico ha deciso di regolarizzarsi da solo! -perchèc’horottolescatole, lo so.-
così, improvvisamente ho cenato alle 21:00
e improvvisamente alle 00:00 ero a letto
e alle 00:01 dormivo già come uno scimpanzè famoso sfruttato dalla casa di produzione cinematografica a sangue.
Un gran passo, davvero un gran passo!
colei che pranza all’ 1:00 am  e che alle 13:00 am fa colazione e che la cena non sapeva se esistesse davvero oppure no, ha ripreso a vivere ad orari da essere umano!
EVOLUZIONE:
da pipistrello a bertuccia ammaestrata, se mi impegno l’anno prossimo,  riuscirò a fare tutto quello che sapeva fare lessie.
essendo stupida…
…ergo, diffidente e scassaballe, tutto ciò non poteva avere di certo un lieto fine.

….mi svegliai approssimativamente alle 3:04 del mattino feci capolino da sotto il piumone blu morbidossissimo che mi ha mandato nonna -bellalanonna!!-
e guardai nel buio: NIENTE.
nienteeh? come NIENTE???
Io ho sempre avuto il sonno disturbato sin da bambina, non vedere nulla in quel buio mi ha turbata.
Le ombre, le persone sedute e tutte le varie cazzate, stanotte non c’erano.
Ricaccio la testa sotto le coperte pensando di dover immaginare qualcosa, mi dico però che per una sera potrei anche dormire tranquilla e che le mie psicosi torneranno dalle maldive domani o al massimo la prossima settimana, me ne convinco e chiudo gli occhi.
Ma ecco che la mia mente dispettosa decide di regalarmi quest’immagine sensualissima di vecchia vestida di nero eccessivamente rugosa, che somiglia alla cugina del nonno -ovvero che da giovane doveva essere una gran gnocca ma che adesso non te lo immagineresti mai e quindi li credi sulla parola- che beve un bicchiere d’acqua, uno di quelli grandi lunghi e trasparenti, ficcandoci tutte le labbra e raccogliendo l’acqua con la lingua a cucchiaino e muovendola ritmicamente, emettendo quei rumori di risucchio, così eleganti e sonoramente rincuoranti.
strizzo gli occhi, sarà che ho sete e voglio farmela passare per pigrizia.
Li riapro e mi stendo dinuovo cercando di non contrarre tutto il corpo, ed ecco che la mia mente dispettosa ha deciso che devo avere pure paura stanotte!
mi immagino la suddetta vecchia, ingobbita, stare ferma nell’angolo della cucina di casa mia, accanto al lavabo, che tiene le mani su, come fossero zampe di un cane ammaestrato e che al mio movimento, rimanendo ferma in quella posizione schiude appena le labbra emettendo l’ennesimo suono con la bocca impastata di saliva e mostrando dei denti aguzzi, gli occhi vispi, lucidi, di colore nocciola, senza pupille ma con ancora la cornea. 
Quello Scatto…lo scatto accompagnato dal suono che mi mostra quella bocca piena di denti a punta..li immagino ledere la carne, reciderla, la immagino zampettare con l’affaticamento della senilità, con le sue scarpe nere ortopediche e i gambaletti color carne, inseguirmi zampettando perchè mi vuole mangiare, con le mani su come fosse un cane che si alza su due zampe e il passo penosamente fiacco ma che so riuscirebbe a raggiungermi.
Me la immagino lì, ferma ad aspettare che io esca dalla stanza percorra pochi passi per arrivare a quel maledetto cucinino della mia casa studenti, pronta a schiudere leggeremente la bocca emettendo quel suono viscido a scatto e mostrando quei fottuti denti aguzzi!
ed ecco che devo fare pipì…
…la cucina non ha porte, è uno spazio aperto,invece il bagno ha una bella porta ma si affaccia proprio sulla cucina,  che diamine!
mi dico, ok me la tengo fino a che giulia-la mia amica che vive con me- non si sveglia.
si, certo, riuscirò a trattenere quest’impellente esigenza fino alle nove del mattino…che sarà mai?! tanto sono le tre e mezza! suvvia. solo 7 ore!!
quando ancora il vaso da notte non era stato inventato come facevano?
non lo so, ma presto me ne procuro uno anche io.
e così esco nel buio accendo al volo l’interrutore e corro in bagno, la pipì più veloce della mia vita.
dinuovo mi immagino lei.
Mi immagino di vederla non appena apro la porta, con le solite zampacce ossute, l’artrite, l’anello d’oro di famiglia con l’acquamarina al centro che non si toglie più perchè ha le dita troppo gonfie, messa in posizione da fido su due zampe.
Lei, rimanendo immobile con uno scatto schiude quelle fottute labbra quel poco che basta per mostrarmi i denti aguzzi emettendo  quel suono con la bocca impastata di saliva.
La porta del bagno è a vetri così posso controllare, non la vedo ma potrebbe essere un trucco.
La apro di scatto, spengo la luce e mi ficco in camera desiderando ardentemente di aver avuto una chiave per la porta di camera mia.

Paturnie, Paturnie…
tutto ciò è successo davvero,
e ora ho perso il sonno,
tutti quei rumori di casa che solitamente sento la notte
e che si sentono in tutte le case adesso non mi sembrano affatto casuali. Ma domani mattina sarà tutto passato.
Paturnie, Parturnie…
sono qui, sotto al piumone blu notte di nonna, che scrivo su splinder della mia vecchia immaginaria.
non era un sogno, l’ho immaginata!
mi capitano spesso questo genere di cose,
e adesso leggendovi nel pensiero vi dirò:
si, sono stata a farmi curare ma mi hanno detto che non c’è nulla da curare.
alle elementari ero solita influenzare tutti gli altri bambini che giocavano con me, spaventandoli o facendogli vivere un esperienza magica a seconda dell’umore, durante l’intervallo.
ho solo una fervida immaginazione, e di notte quando il mondo sprofonda nel sonno, assecondo le mie visioni per gioco senza deciderlo davvero, quasi incosciamente.
Mio malgrado, certe volte spavento pure me stessa davvero.
tutto ciò mi sarà utile in un film, ne sono certa.

in questo momento sono qui, aspettando davvero che Giulia si svegli.

quanto scritto questa notte non è frutto di un attenta riflessione, è scritto di getto, tutto d’un fiato. Ho colto il mio momento e l’ho trascritto qui istantaneamente. Se non somiglia agli altri scritti è perchè io ho un modo di scrivere per ogni stato emotivo.