seicentocinquanta muscoli per ingannare.

Ed ecco che la Solitudine s’è fatta grande e te la ritrovi ai piedi del letto la Domenica mattina;
vuole che la porti con te al parco e al supermercato,
e poi  Lunedì a lavoro.

ti ha chiesto di stare da sola con lei anche in mezzo a mille persone che ti sorridono, di portarla con te in vacanza, a casa della nonna e dal parrucchiere. 

E tu le hai sciolto il guinzaglio,
te lo sei messa al suo posto e ti va anche bene.
adesso è lei che ti trascina, che decide con chi devi stare.
”stare” perché tanto lei ti si piazza davanti e fa muro per isolarti dagli altri.
la ringrazi per tutte le premure, e nel tempo libero le chiedi di insegnarti ad indossare le facce migliori per rendere invisibile questo muro a chi ti vuole bene.
 E così ammaestri quei venti muscoli che ti servono per sorridere e loro si muovono a comando anche senza motivo…
 … sempre senza motivo.

e adesso ce l’avete fatta complimenti!
tu e la solitudine avete preso tutti per i culo.
Siete riuscite ad ergere il tuo muro del pianto; con tante lacrime sommesse, seicentocinquanta muscoli facciali e la scusa degli occhi lucidi per l’allergia.


non prendete alla leggera la decisione di ergere il vostro muro del pianto,
è molta la malta da impastare per opere monumentali come questa.

Congetture

La pittrice impazzita sa dipingere ali meravigliose sulla schiena.

ma non vorrei che si fosse sbagliata, non vorrei che non avesse ben capito la situazione.
Quelle ali meravigliose sono solo dipinte, non possono volare.
 E se c’è un momento per piangere,  quel momento è questo.

l’amore non c’è.
Come la gioia, si è sciolto nel dolore. 
Come la salute, si è sciolta nella malattia.
non come la morte però, quella separa tutte le cose.

alla ricerca di un perché.

autocoscienza

Cosa dareste per riuscire ad ottenere quello che più desirate al mondo? 

 il dito, la mano
il braccio?

quando ci penso sorrido ritirando un poco la mano come a volermi proteggere da me stessa e da quanto sarei disposta a sacrificare.

 tutti abbiamo un limite, ma io il mio non lo conosco.


quello che un tempo era un sentimento grande adesso non è niente.
Penelope non lo sapeva e continuava ad aspettare…

I Proci

rose, tulipani e gigli.
penelope non voleva sentirne nemmeno il profumo.

il posto è suo -per ora- e voi non potete farci nulla.
sono desolata, ma non ho via di scampo.

queste fanciulle opprimenti,
non lo sanno che rimarranno da sole? 

..e Penelope in mezzo al mondo,
accerchiata da eserciti, cantanti, proci e giullari ma comunque inesorabilmente sola.
fila e disfa la tela, nel vano tentativo di allenarsi a dimenticare.
cancella e riaggiunge, riaggiunge e cancella, tirando un filo per volta per eliminare i ricordi.
Ad uno ad uno, minuto per minuto.
finché tutto sarà sgualcito.
finché il telaio marcio crollerà facendole volare in faccia le sue schegge sottili.

questa Penelope miei cari, non aspetta più Ulisse, ma la fine di un delirio.

Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese

…E vorrei, in una notte che non accadrà mai, passare dal solco che unisce la terra con il mare.

quel solco invisibile che da sempre collega il cervello con il cuore.

 

Come sempre,spintonata dalla folla.

Immaginando distese di prati armati, con fiori soldati

a combattere con il vento.

i fiori non hanno nipoti.

 

ma io non sono un fiore,

e mi immaginavo già vecchia, perchè qui sempre di immaginazione si parla,

yeah.

pensavo a me, che mi conto le rughe, che rimpiango gli anni passati e che sto' con un uomo più giovane.

e già tremo.

mi domando se prenderò marito-in verità, se qualcuno mi prenderà mai-

dando per scontato che arriverò alla vecchiaia unicamente perchè sono prudente e da domani mi rinchiuderò in una camera iperbarica per il resto della mia stagionatura, così per essere sicura di assistere alla messa in scena della mia predizione.

e adesso mi vedo, mi vedo con le mie 1000 creme antirughe e i miei rituali serali di bellezza.

chissà quante scarpe avrò da vecchia.

sarò lì ad imbellettarmi così come quando avevo 20 anni, con la sensazione di aver già vissuto questo momento, mentre in realtà era solo la mia immaginazione.

mi conosco bene io, so come spaventarmi.

 

 

non riesco a sentirmi.

sarà il blog, che non è più mio.

 

(mi scuso con la creatrice del layout attuale, ne approfitto per ringraziarla e rimpiango il mio vecchio template unicamente perchè sono una sporca abitudinaria. sissì lo so, ho rotto.)

Quando voglio bene a Qualcuno

che strano.
mi sono accorta di una cosa, quando voglio bene io realizzo, quando mi affeziono,
quando sento che quella persona ha preso definitivamente posto a sedere,
ne immagino sempre il cuore.

C U O R E
Quella pera capovolta, sempre grande quanto il tuo pugno, rivestista di muscolo, completa di vasi sanguigni  e ventricoli.
Proprio lì-protetta dalla gabbia toracica- palpitante e sanguinante
la vedo pulsare, battere.
e allora so che quella persona è viva, esiste davvero e so che l'Amo.

il tuo l'ho immaginato, stanotte.

Il rifugio degli occhi

I venti che giocano nei gironi dell'inferno e che sollevano le vesti dei santi
non sanno quanti vetri rotti ho pianto,
e mi scompigliano i capelli distraendomi anche se dell'insostenibile tirannia della ragione non sanno.

mi sento un pallottoliere che segna.
che segna gli appuntamenti mancati, i desideri incompiuti, le speranze esaurite.
e così siamo a 1000.
1000 appuntamenti mancati.
non posso far alto che trovare un rifugio per gli occhi.
pienamente consapevole del fatto che non sarei dovuta essere qui.
cercando di capire come fa il mare a schiantarsi sugli scogli senza farsi male.
Dolore o non dolore lui inarrestabile si schianta, 
smussando gli scogli
aguzzi e aguzzando quelli smussati.
eh, se potessi cambiare anch'io le cose!

con la seria segretezza di chi non vuole cantare
la tua stimata collega,

Miss delusione.

Sposa Perfetta

se qualcuno ha qualcosa da dire, non lo faccia ora e taccia per sempre.
soffocate l'impellente esigenza di liberare il cervello, occultate tutto nel profondo.
Se parlate, salterà fuori il pensiero e allora ci saranno colpe da espiare.
Lasciate che l'idea marcisca.
che puzzi, come infondate calunnie, forse qualcuno allora ne sentirà il tanfo,
e se ne accorgerà.
La verità -e anche qualcos'altro- viene sempre a galla.
(probabilmente)

se la sofferenza potesse parlare…! quante cose direbbe?
ci direbbe di ogni piccolo male, o non se ne curerebbe a vantaggio del male maggiore?
oppure lagnosa e cantilenante amplificherebbe ogni minimo cruccio tramutandolo in un immenso calvario?
la tua sofferenza com'è?
prioritarià o vittimista?
somatizza?
somatizza, si.
le lacrime, le lacrime che ruolo hanno?
il Pianto emozionale:
il pianto per ricatto, il pianto disperato, il pianto soffocato, il pianto liberatorio, il pianto antico…
…anche noi abbiamo perso dalla nostra pianta l'estremo e unico fiore?
splendente è l'asfalto su cui cammino, impellente la mia esigenza di parlare.
E soffoco, mi manca l'aria!
ma preferisco soffocare, ho sempre odiato dover sprecare il tempo.
senza aver mai scelto prima come reagire veramente, libera di rimanere in silenzio.
Lasciando che tutto marcisca.
  Non ne voglio proprio sapere, tu sai qual'è la verità, tu pagherai le conseguenze delle tue immani cazzate.
così, una dietro l'altra, le vedrai per quello che sono e te ne vergognerai.
la bellezza di cui ti senti circondata, la delicatezza del tuo animo ben costruita, un bel rivestimento che non è nient'altro che una patina splendente.
laccando il tuo ego, pronunciando parole che non ti appartengono.
ma l'essenza, quella che conta, è un'altra.
è tutto diverso, e tu menti, lo neghi, pervasa dal tuo delirante fascino.

tu donna da sposare.
e il tuo velo sarà la vanità,
al posto dei fiori, stringerai in mano ricatti.
e sul tuo vestito, ricamerai ogni vizio.
 Con la fisima di essere pura, ti proporrai perfetta.

Una bella sposa perfetta
abile nel sindacare sull'operato altrui, abile a nascondere i propri torti.
una sola parola echeggia nell'aria:
Fottiti.

 
…e tutto questo scaturisce dalla paura di rovinare le cose, dal desiderio di evitare che tutto si schianti velocemente, evitanto che si consumi senza aver pregustato prima la mia vendetta.
questo mi chiedevo mentre ieri mi si conficcava sotto l'unghia un pezzo del carrello metallico che ci fa aprire i cassetti. (con una forza pari a quella che si usa quando hai fretta di frugare negli sportelli perchè ti si brucia la cena) e adesso, picchettando sulla tastiera, a  continua memoria, fa male, e mi ricorda che una volta ho provato più male.

Ossa

Assetata d'esistenza, l'esistenza perpetua che inesistente mi promette Ambrosia ma che mi lascia con un pugno di scorfortante ed instabile certezza.
vorrei avere tante anime, tante, tantissime…vestiti d'anima.

Oggi sono rimasta sola, dinuovo.
Ho capito che se voglio rimanere serena, non DEVO stare sola. E non perchè ho bisogno di compagnia, di interagire con gli altri…no, la compagnia mi distrae.
Mi distrae da tutte quelle cose che si aggirano come fantasmi nel cranio.
che bussano alle porte, e con rantoli agonizzanti mi ricordano che io sono quella che pensa sempre al male.
…da chi l'avrò presa poi, quest'ossessione per il male, per il dolore e per la morte?
da te.

…ed ecco presentarsi nuovi quesiti.
nuovi quesiti,
 nuovi drammi.
touchè.
toccato, colpito e affondato.

in simbiosi con il vento, la polvere mi solletica la pelle.
polvere di ossa.
pensavo a cosa volesse dire.
pensavo che nell'immensità di tutto questo fluire,
il defluire delle cose sia i n e v i t a b i l e.
tutto è piccolo.
cresce, diventa grande, muore
e ritorna piccolo, polvere.
…e io vorrei soltanto avere memoria.
Memoria per ricordare tutte le piccole cose che sono state grandi e che ora sono polvere.
vorrei raggiungere battiti, battiti impossibili.
Non riconoscermi nelle mie scarpe.
se fossi in me direi: <&lt;se fossi in me, me ne starei seduta ad osservare il fluire/defluire delle cose.>&gt;
osservandomi da lontano con arroganza direi: <&lt;invece che struggersi potrebbe benissimo star lì a gioire della precaria esistenza, del bellobello finchè dura.
arriva il brutobrutto?
chissène.&gt;&gt;
e invece, mi tormenta la paura di non esistere più.
ma è giusto così.
è naturalmente indispensabile.

…come direbbe Giulia,
Inshallah.

5 anni. Elementare.

eppure a me piaceva andare a scuola.

chissà perchè piangevo come una matta quando a cinque anni,
mia nonna mi strappava a forza dal suo piumino beige trapuntato che tanto si intonava ai suoi capelli biondi,
a cui io mi avvinghiavo in un disperato tentativo di fuga.


Ri-pensavo.
ripensavo a quando ero piccola, a quando il mio unico problema era riuscire a rimanere alzata fino a tardi per riuscire a vedere "Ladri di saponette" .
 A quando ebbi la mia prima cotta, in quarta elementare, per il ragazzo che mi abitava di fronte, un sedicenne dai capelli rasati che appoggiava l'esercito degli Stati Uniti d'America con tatuata un' enorme aquila ad ali spiegate che gli ricopriva le spalle e la schiena.
Puntualmente ogni mattina, apriva la finestra di camera sua, ed io osservavo in linea d'aria la sua schiena appoggiata al parapetto.
ripensavo a quando salvò mio fratello, che stava rischiando di soffocare a causa di un pugno di coriandoli  che gli furono conficcati  in bocca dalla più orribile delle bambine nonchè mia personale fonte di infelicità/molestatrice.
 nonostante non mi sentissi felice, stavo bene.
poche cose riuscivano ad indispettirmi sul serio, il resto del tempo lo passavo a giocare.

io ero quella magrolina con l'apparecchio ai denti
e i genitori divorziati,
quella che scriveva poesie sugli angeli che tanto piacevano a tutti.

Alle elementari tutto era elementare.