Nessuno mai, Nessuna mai.

è solo il ricordo di una cosa brutta,
che è successa e adesso esiste quasi più.

Improvvisamente ho realizzato:
è che m’è passata la voglia.
 Sarà che sto battendo i piedi contro il pavimento da una vita, con il vestitino rosa con il tulle morbido cucito sull’orlo, le mie scarpette smaltate e i calzini bianchi con il risvolto di pizzo.
Batto i piedi e dico: ”NONONONO!! non è così che deve andare, niente sta andando come dico io! tutto deve proseguire secondo i miei piani…gnègnègnègnègnè!”  lo dico ad una sedia vuota; dall’altezza del mio metro e cinquantasei, e mi lamento di quanto le cose non vadano come devono andare, di quanto nella mia vita io non abbia potuto decidere nulla, che non è vero che esiste il libero arbitrio e della forza catastrofica di certi eventi che non possiamo evitare.
mi sento una medusa.
 una medusa nel mare,
 in mezzo a mille altre specie marine,
 lei si lascia trasportare dai flutti.
 sono stanca.
 e mi addormenterò in pace, anche senza le cose che mi mancano, non desidererò nessun abbraccio e non manderò un bacio a Nessuno.
L’aria è straziante perché é quella di un congedo.


Ulisse è diventato Nessuno, e Nessuno se ne accorgerà.

5 anni. Elementare.

eppure a me piaceva andare a scuola.

chissà perchè piangevo come una matta quando a cinque anni,
mia nonna mi strappava a forza dal suo piumino beige trapuntato che tanto si intonava ai suoi capelli biondi,
a cui io mi avvinghiavo in un disperato tentativo di fuga.


Ri-pensavo.
ripensavo a quando ero piccola, a quando il mio unico problema era riuscire a rimanere alzata fino a tardi per riuscire a vedere "Ladri di saponette" .
 A quando ebbi la mia prima cotta, in quarta elementare, per il ragazzo che mi abitava di fronte, un sedicenne dai capelli rasati che appoggiava l'esercito degli Stati Uniti d'America con tatuata un' enorme aquila ad ali spiegate che gli ricopriva le spalle e la schiena.
Puntualmente ogni mattina, apriva la finestra di camera sua, ed io osservavo in linea d'aria la sua schiena appoggiata al parapetto.
ripensavo a quando salvò mio fratello, che stava rischiando di soffocare a causa di un pugno di coriandoli  che gli furono conficcati  in bocca dalla più orribile delle bambine nonchè mia personale fonte di infelicità/molestatrice.
 nonostante non mi sentissi felice, stavo bene.
poche cose riuscivano ad indispettirmi sul serio, il resto del tempo lo passavo a giocare.

io ero quella magrolina con l'apparecchio ai denti
e i genitori divorziati,
quella che scriveva poesie sugli angeli che tanto piacevano a tutti.

Alle elementari tutto era elementare.